Testo Carlotta Cernigliaro  - Siamo abituati a considerare la visione un atto ricevente, un’operazione meccanica con cui l’occhio registra passivamente le onde luminose riflesse dal mondo materiale; eppure, la percezione visiva — come la percettologia e la psicologia della Forma ci insegnano — è una costante e complessa costruzione cognitiva, un’estrazione attiva di senso da una trama fluida di stimoli luminosi. Osservare l’opera di Allegra Betti van der Noot significa addentrarsi esattamente in questa soglia liminare in cui la fisica della luce si trasforma in struttura concettuale e affettiva.


L'immagine retinica ha una persistenza ottica ed eidetica. Da un punto di vista strettamente percettologico, ciò che Allegra mette in scena è la dinamica delle post-immagini retiniche (after-images). Quando l’occhio viene investito da una sollecitazione luminosa intesa, la retina conserva per una frazione di secondo l’impronta dell’immagine e ne inverte spesso le polarità cromatiche e chiaroscurali. Ciò che rimane impresso sullo “schermo” della mente è il suo spettro essenziale, un simulacro immateriale e la realtà oggettiva del dato esterno evapora.

Queste “immagini retiniche” risiedono in quel territorio intermedio della visione eidetica in cui il ricordo della forma si fa presenza tangibile; le sagome di Allegra — dai contorni nitidi, quasi clinici, eppure pervasi da un’intensa carica lirica — funzionano esattamente come queste impronte: ectoplasmi visivi, figure scarnificate da ogni dettaglio pleonastico o tridimensionale, la cui apparente semplicità è il risultato di un rigoroso processo di selezione e anche di decantazione.

 

 

 Ancora, vuoto come presenza: figura, sfondo e le leggi della Gestalt.

L’operazione formalistica dell’artista procede per sottrazione analitica. Attraverso il gesto incisivo del bisturi o del ritaglio, Allegra non isola la figura ma, capovolgendo i canoni tradizionali della percezione, eleva lo spazio negativo — il vuoto — a materia dell'opera. La percettologia ha ampiamente dimostrato come la relazione tra figura e sfondo (Gestalt) non sia rigida, bensì dinamica e reversibile, in continuo dialogo. È infatti questo un elegante paradosso plastico: il vuoto viene dotato di consistenza volumetrica e concettuale, mentre la materia fisica viene ridotta a filo, contorno o silhouette temporanea. Come nelle antiche maschere del teatro greco (il prósopon), dove la bocca spalancata ed incavata è lo spazio risonante da cui scaturisce la voce dell’anima e il pathos tragico, così nelle opere di Allegra il vuoto diventa espressione emotiva e simbolica.
Questa rigorosa indagine sui meccanismi ottici ed eidetici trova il suo compimento in una rilettura degli elementi primordiali della filosofia classica. Le forme fluttuanti, sospese o adagiate, trascendono la loro natura di ritaglio grafico per rappresentare le polarità della materia. Attraverso la combinazione degli elementi, l’esperienza è sollecitata a molteplici livelli percettivi: dalla visione frontale delle tele e dei ritagli suspended, alla prospettiva zenitale (dall’alto) proposta nelle teche. Questo spostamento continuo del punto di vista e della distanza focale ci costringe a ridefinire la posizione nello spazio, alternando l'immersione micro-analitica nel dettaglio grafico alla contemplazione macro-sintetica dell'insieme.
È proprio all'interno di questo rigoroso impianto percettivo dell'artista che si chiarisce la duplice apparentemente paradossale esortazione, titolo della ricerca: "Close your eyes and wake up!". Chiudere gli occhi per interrompere il flusso indistinto degli stimoli visivi ipertrofici che caratterizzano la contemporaneità è oggi un atto di ecologia percettiva: strizzare le palpebre consente ad Allegra di azzerare il rumore di fondo per accedere alla percezione profonda, a quel film retinico su cui scorrono all'ifinito le forme essenziali del mito e della memoria. Ma fermarsi al ripiegamento contemplativo porterebbe all'isolamento e all'incanto estetizzante: ecco l'imperativo complementare: "Wake up!", risveglio della coscienza attiva, un richiamo alla responsabilità dello sguardo. Svelare i meccanismi con cui la nostra mente costruisce la realtà è l'unico modo per non rimanere spettatori passivi del mondo, per partecipare invece con consapevolezza al suo divenire. Questa mostra si configura così come un'articolata palestra della percezione visiva in cui l'atto di guardare riconquista la sua dimensione di rito conoscitivo, trasformativo e profondamente partecipativo.

 

  • Artista: Allegra Betti van der Noot
  • Titolo: Retinal roaming, close your eyes and wake up!
  • Luogo: Villa Cernigliaro Dimora Storica, Via Clemente Cernigliaro 2, Sordevolo (BI), Italia
 
  • A cura di: Maria Rosa Pividori, in collaborazione con Anna Tuteur