RAPPORTO CARITAS 2026: L'ISTANTANEA DI UN'ITALIA IN CRISI STRUTTURALE
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- Redazione
Il quadro sociale ed economico che emerge dal Quarto Report Statistico Nazionale di Caritas Italiana descrive un Paese bloccato in una condizione di “permacrisi”, dove la povertà ha cessato di essere un fenomeno temporaneo per trasformarsi in una componente strutturale del tessuto sociale. I dati diffusi il 16 giugno si incrociano con le rilevazioni dell'Istat, secondo cui quasi un residente su dieci si trova in uno stato di povertà assoluta: una platea enorme che sfiora i 5,7 milioni di individui appartenenti a oltre 2,2 milioni di famiglie prive dei mezzi minimi per garantire uno standard di vita dignitoso. Sebbene tra il 2024 e il 2025 l'indicatore sul rischio di povertà o esclusione sociale abbia mostrato un lieve calo dal 23,1% al 22,6%, il dato italiano rimane decisamente peggiore rispetto alla media dell'Unione Europea, ferma al 20,9%.
A preoccupare è soprattutto l'aumento della quota di popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, salita in un anno dal 4,6% al 5,2%. A monte di questa diffusa vulnerabilità si colloca la progressiva perdita del potere d'acquisto dei salari, schiacciati da un'inflazione vicina al 3% e trainata dai rincari energetici. L'impatto sui bilanci familiari è impietoso: l'OCSE evidenzia che tra il 2019 e il 2024 le retribuzioni reali in Italia sono crollate dell'8%. Si tratta della contrazione più netta registrata tra le principali economie del continente e di un dato ampiamente inferiore alla media dei Paesi OCSE, che nello stesso quinquennio ha fatto registrare una variazione netta pari allo zero. In questo contesto di forte sofferenza, la rete dei centri di ascolto Caritas ha registrato nel 2025 il valore di interventi più elevato della sua storia, fornendo assistenza e accompagnamento a 282.539 persone, ciascuna specchio di un intero nucleo familiare in difficoltà. Rispetto all'anno precedente si rileva un incremento dell'1,7%, un dato monitorato attraverso 3.520 servizi informatizzati distribuiti in 206 diocesi italiane. L'analisi storica su base decennale mostra una crescita complessiva degli assistiti del 48% tra il 2015 e il 2025, con una spinta straordinaria nelle regioni settentrionali, dove l'aumento ha toccato il 61,8%. La distribuzione territoriale dei carichi di lavoro evidenzia che il Nord concentra non solo la quota maggiore di utenti, ma anche la media più alta di assistiti per singolo centro (circa 100 persone), con punte critiche in Liguria (150) e in Piemonte-Valle d'Aosta (106). Al Centro e al Sud le medie per struttura appaiono più contenute (rispettivamente 65,5 e 72,8 utenti), sebbene emergano forti eccezioni in Calabria (116,9), Sardegna (108,7) e Campania (95). Complessivamente, l'azione di supporto della Caritas ha raggiunto il 12% delle famiglie italiane in povertà assoluta, erogando nel solo 2025 oltre 4,8 milioni di prestazioni, concentrate per la quasi totalità (3,6 milioni) nella distribuzione di beni e servizi materiali. L'analisi dei profili sociali intercettati dai centri di ascolto permette di tracciare l'identikit delle fasce di popolazione più esposte alla crisi. Le famiglie con figli minori costituiscono l'asse portante della domanda d'aiuto, rappresentando il 52% del totale, pari a circa 147mila nuclei in cui i bambini e i ragazzi vivono in condizioni di ristrettezza. Parallelamente, si assiste a un marcato invecchiamento dell'utenza: l'età media degli assistiti è salita a 48 anni (55 se si considerano i soli cittadini italiani). Il dato più allarmante riguarda la terza età: gli over 65 rappresentano oggi il 15,4% delle persone intercettate, un segmento che rispetto a dieci anni fa ha fatto registrare un incremento in termini assoluti del 191%. Accanto alla disoccupazione, che interessa il 47,3% degli assistiti, emerge con forza il fenomeno del cosiddetto lavoro povero. Oggi il 24% di chi chiede aiuto alla Caritas dispone di un'occupazione regolare che tuttavia non garantisce un reddito sufficiente a coprire le spese vitali; dieci anni fa questa componente si fermava appena al 13,3%. La vulnerabilità occupazionale si concentra nelle fasce centrali della vita lavorativa, colpendo il 31,7% dei cittadini tra i 35 e i 44 anni e il 31% di quelli tra i 45 e i 54 anni. La fragilità economica è misurabile anche attraverso l'indicatore ISEE: il valore medio nazionale tra gli utenti Caritas si attesta a 4.974 euro annui, con oltre il 65% dei nuclei che si colloca al di sotto dei 6.000 euro.





