C'era un tempo in cui i bambini non venivano cresciuti solo dai genitori, ma dal villaggio. I nonni, gli zii, i vicini di casa, i fratelli più grandi. Oggi quel villaggio è quasi scomparso, soprattutto in città, dietro le porte chiuse degli appartamenti. E di quel villaggio, molto spesso, sono rimasti solo loro: i nonni. I numeri lo raccontano con chiarezza: secondo l'Istat, circa una famiglia su tre con figli sotto i 15 anni può contare sull'aiuto di parenti per la cura dei bambini, e in nove casi su dieci quell'aiuto arriva dai nonni.

Accompagnano all'asilo, preparano il pranzo, restano a casa quando il nipote ha la febbre, coprono le chiusure estive. Sono una delle colonne portanti della cura dei bambini in Italia. Solo che nessuno lo riconosce.  Condizione che Chiara Baiguini - Life & Family Coach, educatrice del sonno gentile, autrice e la prima in Italia ad aver applicato il principio dei profili sensoriali al sonno dei bambini ideando l’approccio C.A.R.E. - osserva ogni giorno nel suo lavoro accanto a migliaia di famiglie alle prese con i problemi legati al sonno che poi inevitabilmente ricadono sulla routine famigliare, nonni compresi. «Il nostro sistema continua a funzionare come se i nonni fossero una risorsa infinita, sempre disponibile e gratuita. Non lo sono più, e le ragioni sono concrete. Oggi in Italia si diventa madri per la prima volta in media a quasi 32 anni, l'età più alta d'Europa. Si diventa genitori più tardi, e quindi si diventa nonni più tardi. Nel frattempo si va in pensione più tardi: a 67 anni, e dal 2027 servirà un mese in più. Il risultato è che molti nonni, quando nasce un nipote, stanno ancora lavorando. Altri vivono lontano, perché i figli si sono trasferiti per lavoro. Altri ancora hanno scelto, legittimamente, di vivere anche per sé: viaggiare, coltivare passioni, avere finalmente del tempo. Non è egoismo, ma un cambiamento culturale che merita rispetto. Eppure la conciliazione tra lavoro e famiglia, in Italia, continua a reggersi in gran parte sulla loro disponibilità. Altrove qualcuno ha iniziato a riconoscerlo: in Svezia, dal luglio 2024, i genitori possono cedere parte del proprio congedo parentale retribuito ai nonni o a un'altra persona di fiducia: fino a 45 giorni ciascuno, e fino a 90 per chi cresce un figlio da solo. È un modo per dire che il lavoro di cura dei nonni esiste, ha un valore e merita tutela. In Italia quel riconoscimento non c'è ancora.» spiega Chiara Baiguini.