La passione degli italiani per la pasta si evolve. Se un alimento tipico della tradizione, con un consumo italiano pro capite di 23,1 kg annui (per un totale di 1.730.121 tonnellate di pasta consumate nel 2025 a livello nazionale), riesce a mantenersi protagonista della spesa, è anche per la sua capacità di interpretare tendenze, cambiamenti degli stili di vita, nuove frontiere del gusto e della nutrizione. Ed è così che si fanno strada paste che, affiancandosi alla tradizionale di semola, esplorano nuove frontiere tra impasto e ingredienti.

Per soddisfare una sempre più forte richiesta di novità, sia nei formati che nel gusto, sugli scaffali si moltiplicano le paste alternative e arrivano quelle che rispondono ai nuovi bisogni dei consumatori: multicereali, integrale, senza glutine, di legumi, di mais, riso. E poi quelle di grano duro, sì, ma addizionate di proteine o vitamine. E i pastai italiani lo sanno: ecco perché, secondo una stima di Unione Italiana Food, investono ogni anno mediamente il 10% del loro fatturato in ricerca e sviluppo, per migliorare la qualità dei prodotti, per un totale del comparto pari a 500 milioni di euro. In un mercato sempre più competitivo, i pastai italiani vincono puntando sulla qualità, che va di pari passo con ricerca e innovazione. E in questo si impone la capacità, tutta italiana, di coniugare tradizione, saper fare, qualità, sicurezza e tecnologia alimentare. E anche se la pasta "classica” vince alla prova del gusto e per facilità di preparazione, le aspettative sono alte: per oltre 1 italiano su 3 la pasta deve essere un alimento versatile e innovativo e per più di 1 italiano su 2 la pasta del futuro conoscerà nuove tipologie con farine o ingredienti alternativi, sarà conservata in packaging ecologici e vedrà l'aggiunta di nuovi formati (Fonte: AstraRicerche/Unione Italiana Food).