Paolo Fresu Quintet sarà protagonista al LAC
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- Redazione
Paolo Fresu Quintet sarà protagonista al LAC del cine-concerto dedicato al capolavoro di Malle. Il celebre trombettista - con il suo Quintet - ripercorre, così, una delle esperienze decisive nell’incontro fra jazz e cinema: la colonna sonora che Miles Davis improvvisò nel 1957 davanti alle immagini di un cult.
Non si tratta di eseguire una partitura. In origine, una partitura non c’era. Quando Louis Malle chiamò Miles Davis a Parigi per affidargli la musica del suo primo lungometraggio, Ascenseur pour l’échafaud, il trombettista entrò in studio con alcuni musicisti e lavorò direttamente sulle immagini. Il film veniva proiettato; i musicisti guardavano, ascoltavano, improvvisavano. La musica non illustrava ciò che accadeva sullo schermo: nasceva nello stesso tempo del film, occupandone gli intervalli, i silenzi dove la parola cede il passo alla musica, la sola che può esprimere l’ineffabile.
Sabato 19 settembre, in Sala Teatro alle ore 20, Paolo Fresu con il suo Quintet ripercorrerà questo stesso processo creativo, riportando al centro dell’esperienza cinematografica il ruolo fondamentale della musica, dialogando con la proiezione di Ascensore per il patibolo, capolavoro di Louis Malle, che narra la vicenda di un uomo rimasto imprigionato nell’ascensore dell’edificio nel quale ha appena commesso un omicidio; Florence, interpretata da Jeanne Moreau, lo cerca attraversando una Parigi notturna e inquieta dove si inserisce la straordinaria narrazione musicale di Davis. Quella di Fresu non sarà la riproduzione nota per nota della registrazione dell’originale – operazione peraltro estranea alla natura stessa di quella musica – ma ne ricostruirà il procedimento. Perché l’obiettivo è:
«Ritrovare situazioni e colori simili a quelli realizzati da Miles, una relazione mobile tra suono e immagine nella quale rimane determinante l’improvvisazione» ci spiega il celebre trombettista sardo. Fresu ritorna proprio a quella notte, che nella storia del jazz ha assunto quasi il valore di una scena originaria: «Durò solo una notte e fu totalmente improvvisata, – continua Fresu - nessuna partitura scritta. Nella colonna sonora c’è un solo tema, intitolato Générique, che definisce il percorso. Non possiamo allontanarcene, altrimenti il film cambia volto». Malle aveva predisposto alcuni punti di riferimento, brevi indicazioni sulle quali Davis e i musicisti potevano orientarsi; tutto il resto nacque davanti allo schermo. La fedeltà, dunque, non coincide con la riproduzione. È fedeltà a un clima, a una misura, soprattutto a un modo di mettere il suono in relazione con l’immagine. E Fresu usa una immagine molto precisa per questo: «Per noi è come copiare un quadro che non c’è, ci sono solo i colori. La scommessa deve essere ricostruire situazioni e colori simili a quelli realizzati da Miles».
Ascensore per il patibolo si inserisce in un progetto pensato dal LAC che tocca una questione più interessante, ovvero la ricerca della natura stessa della musica per il cinema e il rapporto, tutt’altro che pacifico, fra due linguaggi che condividono il tempo ma lo organizzano diversamente. L’immagine cinematografica è fissata una volta per tutte; la musica eseguita dal vivo accade invece nel presente, conserva il rischio dell’esecuzione, modifica impercettibilmente durate e percezioni. È in questa distanza che si colloca il percorso dedicato dal LAC ai film-concerto, già avviato nella precedente stagione e destinato a proseguire, in questa stagione con Blade Runner: non un’incursione





