Intervista con Nicola Zamuner: “Come l’acqua del fiume Brenta” il suo nuovo documentario
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- Chiara Marcon
Un territorio quello che parte dal lago di Levico fino a Chioggia, Venezia, narrato dal punto di vista dell’acqua. Il fiume Brenta ne è protagonista assoluto in un susseguirsi di immagini firmate dal regista Francesco Leitner, un docufilm che fa rallentare lo spettatore, e soffermare in piccoli paesi che raccontano durante la navigazione tante storie. Per portarci in un paesaggio inedito e segreto, ci ha pensato Nicola Zamuner, un narratore rispettoso e discreto, trevigiano, campione mondiale di canoa, da sempre attivo attivo nel panorama sportivo acquatico, ovviamente, è stato uno dei primi ad introdurre in Italia il Sup, con cui poi ha percorso il fiume Brenta fino a Venezia.
Un immersione nella natura, nelle tradizioni, che porta fuori tempo, l’acqua protagonista assoluta, con il suo scorrere inesorabile verso la foce, ci fa capire quanto nella vita di tutti i giorni ci sia bisogno di una pausa dalla frenesia e di lasciarsi andare alla calma, a sentirsi in simbiosi con la natura, questo docufilm, è una pausa nel silenzio che si riempie di storie, di protagonisti che rendono il fiume Brenta un custode insostituibile di saggezza e tradizione.
Nicola Zamuner si racconta in questa intervista:
Come sei arrivato a giare questo documentario ?
Avevo già girato un documentario nel periodo del Covid legato al Piave , "Nicola Zamuner dalle Dolomiti a Venezia”, dove percorrevo tutto il fiume, dalla sorgente alla foce, in quell'occasione della biennale di Venezia ho conosciuto il regista Francesco Leitner, e da li è nata una collaborazione che ha portato alla realizzazione del mio secondo docufilm “Come l’acqua del Brenta”.
2. Hai percorso tutto il Brenta fino a Venezia , quali sono le testimonianze che ti hanno più colpito e magari hai scoperto tradizioni o paesi che non conoscevi ?
Ho percorso tutto il fiume, da dove nasce dal lago di Levico con un colore verde predominate mai visto, fuori dal comune e poi ho navigato in giù fino a Chioggia. Quello che mi ha più colpito, durante questo viaggio, sono state tutte quelle tradizioni antiche che ruotano attorno al Brenta . Storie di contrabbando, storie legate al tabacco, l'ultimo coltivatore di tabacco è la storia che mi ha colpito di più, ma sono state tante le emozioni durante il tragitto e tanti gli incontri indimenticabili come quello con Cinzia, che con la sua associazione cura tutti i muretti a secco a Valstagna. La storia degli zattieri, lavoratori che già da secoli, sfruttano la forza dell’acqua per trasportare legname. C’è tanto da raccontare di questo grande fiume, impossibile racchiudere dentro tutte le sue storie in un documentario.
3. Quanto è durata la sua realizzazione e ci sono state difficoltà tecniche non previste ?
Ben due anni di lavoro tra la sua definizione il suo metterlo in cantiere. Francesco Leitner con Eugenia Vignozzi hanno ideato la sceneggiatura di Brenta e poi è stato un continuo lavoro sui sopralluoghi, prove, scelta delle storie. Il problema tecnico più evidente è stato quello del clima, e quindi abbiamo dovuto girare il documentario in due stagioni. Precipitazioni, sbalzi termici, condizionato il lavoro a tal punto che il vero direttore di scena alla fine è stato proprio il clima, da sempre imprevedibile e variabile.
4. Dal Sup alla canoa che differenze fondamentali trovi tra questi due modi di approcciarsi al paesaggio ?
In canoa il livello di percezione è a livello dell’acqua apprezzi l'ambiente che ti circonda, ma nel SUP il contesto di stare in piedi su una tavola la percezione visiva e diversa. In SUP riesci a vedere più in profondità e c’è una visione più completa nel percepire i veri ostacoli della navigazione, tipo la corrente, i massi presenti nel fiume, per il Brenta abbiamo utilizzato una tavola starboard 12'6 x 30 una super tavola gonfiabile.
5. Come è stato collaborare con il regista Leitner?
E’ un regista esperto, e quindi è stato facile sentirmi a mio agio. Dopo un paio di mesi tra me e la produzione, Kenzi Production, c’è stata una complicità che ci ha portati a sentirci parte di una famiglia che voleva portare a termine un progetto importante, e questo ha fatto si che tutti lavorassero al meglio.
6. Da chi è stato sponsorizzato il documentario ?
Il gruppo Hausbrant, che essendo legato al territorio, sponsorizza molti eventi, non solo sportivi ma anche culturali, per far vedere che il brand dell’azienda nonostante sia internazionale, non ha dimenticato le sue radici. E’ un modo per omaggiare il territorio, mentre io dalla mia metto le mie conoscenze sportive a favore della sua valorizzazione e conoscenza. Per me è un privilegio portare il loro marchio nel mondo, visto che ci hanno contattati dagli Stati Uniti e anche dalla Cina.
7. A che tipo di pubblico ti sei rivolto mentre giravi le scene ?
Abbiamo pensato ad un pubblico che parte dalla scuola primaria, per aiutare gli studenti a studiare il territorio circostante in modo diverso, per passare poi a tutti quelli che il territorio lo abitano e lo amano, ma sono ignari delle storie che porta con se. Il mio documentario è un invito a riscoprire la natura, e anche portare un pò più di sport nella vita di ognuno di noi. Nel documentario e non solo, scendo il fiume in sup, una pratica sportiva ormai in voga in tutto il mondo, ed in Italia ne sono stato il primo sostenitore.
8. Che tipo di promozione avrà dopo il film festival di Venezia?
In calendario c’è il Caorle Film Festival e poi la Finlandia. Ci sarà anche una serie tv, e a breve sveleremo il canale televisivo che la ospiterà. Come ultima cosa, volevo ringraziare nuovamente tutti quelli che hanno reso possibile tutto ciò, e spero che durante la visione si percepisca la passione e l’amore per il territorio in cui noi viviamo.





