LUGANO. Inaugura il 13 aprile presso la limonaia di Villa Saroli, alle ore 18.30, la mostra Mostra Entre-deux curata da Nairi Arzoumanian e Daphné Bengoa e organizzata dall’Istituto Internazionale di Architettura. La mostra sarà visitabile fino al 9 maggio 2024.

La pandemia di Covid-19 ha amplificato l'importanza del concetto di spazio abitativo, mettendo in risalto la fluidità dei confini tra interno ed esterno, pubblico e privato. Siamo stati costretti a vivere in uno spazio limitato, ma allo stesso tempo abbiamo cercato nuove forme di comunicazione e interazione. In questo contesto, l'entre-deux, emerge come un’idea ancora più rilevante, riflettendo la complessità dei confini spaziali e la necessità di adattarsi a nuove modalità di vita.

L'artista austriaca Kiki Kogelnik (1935–1997) era in anticipo sui tempi. Le donne, ha detto, dovrebbero comportarsi come samurai. Lei stessa ha adottato un approccio combattivo nei confronti dei materiali, dei colori e delle convenzioni sociali.

DALL'ESPRESSIONIMO AL POP
Kogelnik lavorò inizialmente come pittore espressionista e si trasformò in un vistoso rappresentante della pop art. Ha sperimentato le tecniche del collage e dell'aerografo, con nuovi materiali come il vinile oltre che con il materiale tradizionale della ceramica, è riuscita ad anticipare in modo visionario temi oggi più attuali che mai: questioni di genere e identità sessuali, questioni etiche relative alla ricerca d’avanguardia, soprattutto nella diagnostica medica, razionalizzazione e miniaturizzazione attraverso la robotica.

Carlotta Cernigliaro - La violenza di genere è considerata un reato in molte giurisdizioni in tutto il mondo. La definizione specifica e la classificazione dei reati legati alla violenza di genere variano da paese a paese, spesso includono crimini come l’abuso fisico, la violenza sessuale, lo stalking, il bullismo e altre forme di maltrattamento basate sul genere. Molte legislazioni hanno implementato leggi specifiche per affrontare la violenza di genere che includono disposizioni per ordini di restrizione, procedimenti giudiziari accelerati, risorse per le vittime e azioni legali contro gli aggressori, spesso integrate in quadri legali più ampi che affrontano i diritti umani, la parità di genere e la protezione delle vittime come parte di uno sforzo più ampio per combattere la discriminazione e promuovere l’uguaglianza. La percezione e l’affronto della violenza di genere possono variare notevolmente nelle diverse culture; la consapevolezza e la comprensione del REATO aumentano, ma sono ancora tante le sfide nel garantire la piena attuazione delle leggi e la prevenzione di tale violenza.

Una grande mostra, a Basilea , porta alla ribalta uno dei minimalisti poco valutati dalla storia dell’arte, l’americano Dan Flavin.  Diventato famoso all'inizio degli anni '60 per il suo lavoro con tubi fluorescenti prodotti industrialmente. Ben cinquantotto opere,  alcune visibili per la prima volta in Svizzera, mettono in luce la sua opera come nessun altro attraverso un percorso tematico e cronologico. La mostra,  si concentra sulle opere che l'artista ha dedicato a persone o eventi, che hanno fatto parte della sua vita. 

A Basilea arriva l’arte giapponese,  stampe di Hiroshige, Kunisada e Hokusai presentate al Neubau, del  Kunstmuseum Basel che vuole offrire ai visitatori , una panoramica rappresentativa dell'età d'oro delle stampe giapponesi nei secoli XVIII e XIX. Tutte le circa 110 opere provengono dalle collezioni del Kupferstichkabinett (gabinetto delle arti grafiche). La maggior parte di esse  non sono mai stati esposti al pubblico.  La tecnica è quella dell'ukiyo-e (浮世絵, ukiyo-e, lett. "immagini del mondo contemporaneo") è un genere di stampa artistica giapponese, impressa su carta con matrici di legno, nata e sviluppatasi durante il periodo Edo, tra l'inizio del XVII e la fine del XIX secolo. 

Nel Medioevo i corpi umani erano attraversati da contraddizioni, allo stesso tempo glorificati, repressi, oggetto di cure e di punizioni. Con numerosi prestiti provenienti dalla Svizzera e dall’estero, la nuova mostra temporanea del Museo nazionale Zurigo indaga il corpo nel Medioevo da un punto di vista storico-culturale.

Dopo essere partiti per il mondo, tornano nella terra d'origine per raccontare la propria esperienza attraverso l'arte, creando così nuove interazioni e linguaggi tra il Friuli-Venezia Giulia e l'estero. Questo lo spunto da cui è partito EFASCE (Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) per il progetto "La Città Diffusa” assieme ad Arianna Grosso (originaria di Casarsa della Delizia, vive e lavora ad Abu Dhabi come cultural manager). Realizzato con il finanziamento della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Comune di Pordenone, Camera di Commercio di Pordenone-Udine e con la collaborazione del Liceo Artistico Galvani di Cordenons, Fondazione Pordenonelegge e lo stesso Comune di Pordenone, il progetto dopo la fase di elaborazione vede ora il suo clou con gli eventi aperti al pubblico.

 Curata dalla storica dell’arte Barbara Vincenzi, sostenuta dal Museo Italo Americano of San Francisco, l’esposizione “L’Italia che partiva. Via mare verso l’America" di Giovanni Cerri traccia le storie di uomini e donne di qualsiasi età che, spinti dalla speranza di una vita migliore, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo intrapresero viaggi transoceanici estenuanti verso l'America, partendo dai quattro porti d’imbarco autorizzati di Genova, Napoli, Palermo e Messina.

Dall'8 marzo al 30 giugno 2024 il Kunsthaus Zurich si interroga sullo status attuale di Ferdinand Hodler, conosciuto come l'“artista nazionale”. La mostra contrappone interpretazioni unilaterali all'opera formale, culturale e politica di questo pittore in tutta la sua diversità e tenta di vedere il vecchio e il familiare in un modo nuovo. Ai sessanta dipinti dello svizzero vengono affiancate  altre 30 opere di  trenta artisti contemporanei.
Ferdinand Hodler (1853–1918) ha plasmato l'immagine culturale della Svizzera come quasi nessun altro pittore della sua generazione. Il nome e l'opera sono diventati icone. Sebbene l’idea di “artista nazionale” sia considerata superata, la figura è ancora saldamente radicata nella coscienza collettiva, tra tradizione e contraddizione. 






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