Quasi tutti i media e i social network indipendenti russi sono bloccati o chiusi, le uniche fonti di informazione sono testate governative e ministeri. Protestare in piazza e perfino distribuire volantini, porta nella maggior parte dei casi all’arresto, spesso anche con metodi violenti. E allora i russi contrari alla guerra si organizzano sui canali Telegram, l’unica fonte ancora attiva in Russia, promuovendo tipi di azioni di protesta in forma anonima per diffondere informazioni sulla guerra in Ucraina.

Azioni, spiegano gli attivisti su diversi canali, tra cui quello della ‘Resistenza femminista’ “adatte, tra l'altro, a chi non è pronto, o per qualche motivo non può permettersi, di andare fisicamente alle proteste”. La prima raccomandazione agli attivisti è quella di “non intraprendere azioni pubbliche da soli, di rimanere anonimi sui social media e usare chiavi di sicurezza digitale” come Vpn o il il browser Tor, che permette di schermare l’indirizzo Ip del navigante. Segue una liste di azioni da intraprendere per “sfondare il blocco dell’informazione in Russia”. La prima è distruggere la propaganda sull’operazione militare in Ucraina: in molte città, spiegano i dissidenti, agli ingressi delle metropolitane vengono distribuiti giornali gratuiti: “Questi giornali sono pieni delle bugie e della propaganda russa sull’Ucraina, e sono questi giornali che cadono nelle mani dei nostri compatrioti. Prendi alcune copie dai distributori ogni giorno per distruggerle. Se non hai paura, puoi distruggerli in pubblico, direttamente nei vagoni della metropolitana. Consenti ad altre persone di vedere il tuo atteggiamento nei confronti di queste informazioni. Puoi anche strappare volantini e adesivi filo-governativi dai muri delle case e dalle bacheche, rimuoverli dai mezzi pubblici”. La seconda azione è diffondere informazioni sulla guerra offline: “Se hai una stampante, stampa gli articoli sulla guerra da media indipendenti. Metti gli articoli nelle cassette delle lettere, sui davanzali dei portici o lasciali in un ufficio pubblico”. In questo modo, “puoi consentire ai russi che non hanno una VPN di accedere a questi materiali. Continua ad appendere volantini, adesivi e poster contro la guerra (condivideremo presto nuovi layout – aggiungono gli attivisti - ma puoi crearne uno tuo)”. Per precauzione “fallo di notte, con vestiti poco appariscenti, una maschera sul viso. Non portare con te molti volantini contemporaneamente”. Anche le forme artistiche sono un mezzo potente: Se sei un artista, un pittore e fai street art o graffiti, continua a dipingere graffiti contro la guerra sulle superfici delle città. Copri i graffiti e gli striscioni di propaganda”. Naturalmente rimane fondamentale far correre le informazioni anche online: “Abbiamo ricevuto informazioni secondo cui i dipendenti delle organizzazioni statali saranno ora costretti a partecipare a flash mob online con gli hashtag filo-governativi #ZaMir, #ZaPutin, #ForOurs, #ForRussia, #WeDon'tThrowOurselves e altri”, spiegano gli organizzatori delle proteste nel vademecum distribuito via Telegram, che propongono di usarli questi hashtag come arma a doppio taglio: “Usali per diffondere appelli contro la guerra e informazioni. Scrivi messaggi allegorici contro la guerra usando questi hashtag (ad esempio: "Sono #ZaPutin al tribunale dell'Aia") o posta le foto della distruzione in Ucraina e dei profughi”. In sintesi: “facciamo deragliare la campagna a favore della guerra. È particolarmente importante diffondere informazioni sulla guerra nei social network russi "conservatori". Naturalmente c’è da fare i conti con la nuova legge che prevede fino a 15 anni di carcere per la diffusione di fake news sul conflitto, dunque il suggerimento è di “essere creativi: le autorità ci hanno proibito di chiamare guerra una guerra, ma nessuno ci ha proibito di descrivere, ad esempio, le conseguenze economiche di questa “operazione speciale”. L’ultima azione di dissidenza è un vero e proprio ‘sabotaggio dello Stato: “Se siete dipendenti pubblici o di imprese private costrette a lavorare per questa guerra, incluso il settore dei media, provate le pratiche di sabotaggio. Se hai una team leale con i tuoi ideali, puoi concordare un congedo per malattia di massa. I casi di pressione da parte dei propri capi possono e devono essere resi pubblici: ci sono organizzazioni che si occupano di questioni legali gratuite in questi casi”. Nel caso di docenti universitari e scienziati costretti ad agire in modo contrario alla propria coscienza, questi “possono essere assistiti dal sindacato di solidarietà universitario e dal sindacato degli insegnanti”. Chi invece lavora in tribunale “ed è stanco di una giustizia corrotta, può iniziare almeno perdendo volontariamente, ad esempio, le cause contro i manifestanti”. E ancora: “se sei un dipendente degli uffici di registrazione e dell’arruolamento militare, perdi i dati dei coscritti. Se siete medici, scrivete che i coscritti non sono idonei al servizio militare a causa delle loro condizioni di salute”. In questo modo, conclude il vademeum, “puoi salvare molte vite”.