GLI ITALIANI E IL VINO: SI BEVE MENO, MA MEGLIO
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- Redazione
Vino e consumi dentro e fuori casa, vino in Italia e nel mondo, nuovi trend e previsioni del comparto vitivinicolo. Sono questi i temi e i dati portati in prima linea in occasione di Milano Wine Week 2025, l’evento che dal 4 al 12 ottobre elegge Milano a capitale del Vino e che l’8 ottobre ha ospitato WiNeIQ, momento dedicato all’analisi di mercato di NielsenIQ presentato alle 17.30 presso il Milan Marriott. Un settore che solo in Italia vale 3,1 miliardi di euro nell’off-trade, e che appassiona 21,7 milioni di famiglie, l’84% del totale, che prediligono scelte di qualità sia a casa che fuori casa. Si beve meno, ma meglio. Bollicine e vino bianco, in primis.
A livello mondiale l’Italia si conferma leader mondiale nella produzione e nell’esportazione di vino, dove il primo Paese di destinazione per l’Export restano gli USA, sebbene oggi il mercato sia caratterizzato dall’incertezza dei dazi. Non mancano le nuove opportunità offerte dall’America Latina, in particolare da Brasile e Messico, e poi dalla Cina, che vanta una popolazione che ama le esperienze fuori casa e digitali: l’87% dei cinesi esce una volta a settimana abitualmente, e ama acquistare online. Un mercato in grande trasformazione e fermento, dove le nuove sfide da cogliere si trovano nei processi di premiumizzazione e nei nuovi trend di consumo dei vini dealcolati e con bassa gradazione alcolica. Secondo i dati di NielsenIQ, in Italia il comparto del vino nel largo consumo mantiene un peso significativo. Nell’ultimo anno terminante ad agosto 2025, le vendite nella distribuzione moderna hanno raggiunto un fatturato di 3,1 miliardi di euro, in leggera crescita del (+0,6%), a fronte di un leggero calo dei volumi (-1,8%) pari a 733 milioni di litri. A sorpresa è il Sud Italia l’area più dinamica con un +5,3% a valore e una tenuta dei volumi quasi stabile. Gli italiani si confermano ancora una volta un popolo di wine lovers: sono 21,8 milioni le famiglie italiane, l’84,6% del totale, che comprano vino e spumante. Acquistano in media quasi due bottiglie al mese per una spesa media annua pari a 137 euro. E, nello specifico, sono i nuclei giovani a trainare il mercato. Se le famiglie con reddito alto restano il bacino principale in termini di valore, la crescita più interessante arriva dai nuclei più giovani – 30-44 anni con figli e reddito medio-basso (4,7 milioni) – che presentano una propensione per i prodotti di qualità e una spesa maggiore per ogni atto di acquisto. Insomma, si beve meno, ma meglio. «Tra gli acquirenti sono ancora più numerose le famiglie con responsabile d’acquisto dai 55 anni in su, senza figli a carico e con un reddito al di sopra della media (29,7% del totale)”, spiega Eleonora Formisano, Sales Lead SMB & Global Snapshot Italy di NielsenIQ, che ha presentato i dati durante l’evento dedicato. “Al contrario, le famiglie più giovani con figli e reddito “sotto media”, pur avendo un’incidenza minore sul totale dei consumatori (21,8%), registrano la crescita maggiore in termini numerici e di consumo e mostrano una propensione più significativa all’acquisto di prodotti premium». «In un momento di grande trasformazione, si cambia anche l’approccio al vino: le famiglie giovani rappresentano oggi il segmento in maggiore crescita sia in termini numerici sia di consumo, mostrando anche una più marcata propensione all’acquisto di prodotti premium”, commenta Federico Gordini, presidente di Milano Wine Week. “Si tratta di un segnale evidente di come i millennials abbiano cambiato l'approccio al vino. In particolare, il target delle famiglie giovani guidate dai millennials, che dopo i trent’anni diventano frequent drinker, si distingue per una forte attenzione alla qualità e alla differenziazione. Questo pubblico ha polarizzato i propri consumi verso una wine experience più qualitativa e meno quantitativa, ed è lo stesso che traina fenomeni come l’enoturismo, le esperienze in cantina e, più in generale, la partecipazione a manifestazioni legate al vino”.





