MIGRANTES: OLTRE LA FUGA DEI CERVELLI, LE ISTITUZIONI COINVOLGANO I GIOVANI
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- Redazione
“La fuga dei cervelli rischia di diventare un destino narrativo che agisce dentro la mente dei giovani, condizionando i loro racconti di vita e, attraverso di essi, le loro scelte. L’altra faccia della medaglia riguarda l’immagine che il Paese costruisce di sé: un’Italia che si percepisce, e viene percepita, come un luogo da cui è inevitabile fuggire. Applicato al caso italiano, il problema sposta il focus dalla mobilità in sé, alla debolezza delle istituzioni nel riconoscere i giovani come protagonisti attivi dell’innovazione. Non basta trattenerli, né rimpiangerli: serve coinvolgerli nella costruzione di nuove visioni collettive”. È quanto si legge nel Rapporto Italiani nel mondo 2025 della Fondazione Migrantes, presentato l’11 novembre a Roma. “Oggi, invece, le istituzioni italiane appaiono culturalmente e anagraficamente distanti dalle nuove generazioni, i dati sulla rappresentanza politica mostrano un’età media più elevata rispetto alla popolazione e una presenza giovanile residuale.
È un divario – si legge ancora nel Rapporto - che si traduce in una mancanza di rispecchiamento dove i giovani faticano a riconoscersi in chi prende decisioni, e questo alimenta il senso di esclusione e la spinta a cercare altrove un’appartenenza partecipativa. Da una prospettiva psicologica, qui emerge un nodo fondamentale. Quando le istituzioni non riflettono la varietà delle generazioni, si produce una frattura simbolica perché il futuro appare pensato da altri, in un altrove che non appartiene. Ripensare il progresso, dunque, significa anche restituire voce e ruolo alle nuove generazioni nei luoghi in cui si immagina il futuro collettivo. Non si tratta solo di una questione politica, ma di un passaggio psicologico: senza questo riconoscimento, il Paese continuerà a proiettare su di loro un doppio legame, indispensabili eppure marginalizzati, celebrati eppure esclusi”.





