Era il 25 gennaio 2016 quando Giulio Regeni inviò il suo ultimo messaggio dall'Egitto. Erano le 19:41. Di lui non si ebbero più notizie. Il suo cadavere fu ritrovato il 3 febbraio successivo lungo l'autostrada che conduce ad Alessandria. “A dieci anni dalla sua scomparsa, ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura”, ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale – ha proseguito il Capo dello Stato -. Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio, avvenuta per cause abiette e con modalità disumane, ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità.

Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali. L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine”. “La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova – ha concluso Mattarella -. Nella dolorosa ricorrenza, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino”. “Nonostante il male che abbiamo conosciuto, vogliamo, dobbiamo restare umani. Essere cittadini è un'assunzione di responsabilità. Giulio ci manca, da inimmaginabili e lunghi dieci anni. Ma ci sono tantissime persone che lo ricordano con affetto insieme a noi. Persone che ricordano non solo il male che gli è stato fatto, ma tutto il 'bene' che rappresenta e che ha saputo costruire intorno a sé. Come diciamo spesso, Giulio fa cose. Anzi, continua da dieci anni a fare cose", hanno detto in un'intervista a Repubblica Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio.