Skin, XP boost, loot boxes, power-up… sono tutti termini che fanno parte del lessico dei giovani videogiocatori di oggi, ma sempre più spesso fanno anche rima con ludopatia. Perché, a quanto pare, basta spendere poco più di cento euro nell’arco di sei mesi nei cosiddetti digital goods - letteralmente beni digitali messi a disposizione nei videogiochi - per moltiplicare di dieci volte il rischio di scivolare nella dipendenza patologica. È questo il dato più scioccante che emerge da una recente indagine accademica - nata dalla collaborazione tra il Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell'Università "Sapienza" di Roma e il portale di riferimento per gli studenti Skuola.net - che sposta l'attenzione dal semplice "tempo perso" davanti allo schermo alle insidiose dinamiche economiche dei videogiochi moderni.

Se, infatti, non stupisce più di tanto che quasi il 30% degli studenti italiani passi ormai più di tre ore al giorno incollato a una console, è soprattutto l'intreccio tra gioco e denaro a preoccupare maggiormente gli esperti, delineando i contorni di una vera e propria sfida di salute pubblica. La ricerca - pubblicata sull’autorevole rivista scientifica Journal of Public Health - ha analizzato le abitudini di 1.586 giovani tra i 10 e i 25 anni, scattando una fotografia nitida e a tratti inquietante del rapporto tra la Generazione Z e l'intrattenimento digitale.