Nel settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta la mostra “Ceccotti-Passeretti. Metafisiche del tempo”, un’esposizione dedicata al pittore e incisore italiano Sergio Ceccotti e al pittore e scultore italiano Umberto Passeretti. Classe 1935 il primo, di dieci anni più giovane il secondo, entrambi gli artisti devono la propria formazione anche alla città di Parigi, partecipando al clima artistico e culturale degli anni Sessanta, e mantenendo tutt’oggi un profondo legame. La mostra, a cura del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi Antonio Calbi e dello storico dell’arte Andrea Iezzi.

L’esposizione sarà poi disponibile dall’11 settembre al 5 novembre, l’ingresso è gratuito previa prenotazione al sito web https://my.weezevent.com/vernissage-ceccotti-passeretti-metaphysiques-du-temps La scelta di far convergere l’interesse degli organizzatori Calbi e Iezzi su Ceccotti e Passeretti, due artisti che hanno sviluppato universi pittorici molto diversi tra di loro, deve molto alla comune riflessione sul tempo, sulla memoria e sull’eredità della cultura figurativa italiana, a cui i due hanno lavorato nel corso della loro lunga carriera artistica.  Se per Umberto Passeretti l’antichità è una presenza viva, in cui il mondo classico rappresenta il centro di una ricerca dove sculture, panneggi e anatomie vengono reinterpretati attraverso una pittura tesa alla ricerca dell’armonia e dell’equilibrio – e in cui il passato diventa materia attiva, capace di riaffiorare e trasformarsi nel presente –, per Sergio Ceccotti ci troviamo dinanzi a un «insolite quotidien» («quotidiano insolito»), come lo definì il poeta e giornalista Philippe Soupault, uno dei protagonisti della letteratura francese del Novecento. Soupault aveva, infatti, posto l’attenzione sulla capacità di Ceccotti di trasformare il familiare in inatteso, un luogo artistico in cui Roma e Parigi, interni, architetture, ricordi, cinema, surrealismo e atmosfere noir compongono un universo nel quale la quotidianità assume una dimensione enigmatica. Due modi differenti di interrogare il passato e di farne uno strumento per leggere il presente. Hanno collaborato con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi all’organizzazione della mostra i prestatori Natty Belmondo, Maria Teresa Benedetti, Anne e Roland Bodusso, Joëlle e Michel de Tapol, M. e F. Giraud, Pascale Lécosse, Jean-Marie Oger e Giovanna Carlino Pirandello; inoltre, Copy Store Roma alle digitalizzazioni e Il Cantuccio del collezionista di Cremona all’immagine di Ruth Frank Rosenwald in Vaticano.