L’ipotesi di dazi statunitensi al 10 per cento sui prodotti italiani, ed europei, tutto sommato tranquillizza il governo italiano, anche se la trattativa è ancora aperta e si concretizzerà solo dopo l’arrivo a Washington del commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic. “Una guerra commerciale non conviene nessuno, non conviene neanche agli Stati Uniti, è ovvio che bisogna trovare un accordo” spiega il 1° luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine degli Stati generali di Forza Italia sull’energia, parlando della questione dazi. E in questo senso “il 10% è un percentuale accettabile, ma il mio obiettivo è quello dello zero per cento, con un grande mercato che comprende Europa, Canada, Stati Uniti e Messico.

Per adesso andiamo avanti con un'azione intelligente, io credo che il Commissario Sefcovic sappia ben negoziare e quindi speriamo che si possa avere un accordo che sia positivo per l'Europa e sia positivo per gli Stati Uniti”. Anche secondo il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, “il 10% sarebbe ragionevole e sostenibile per poi, quando ci daranno le condizioni, puntare a zero dazi tra le due sponde”. Sconcertato si definisce però Giuseppe Conte, “di come sta andando questo negoziato con gli Usa, perché sottoscrivere impegni Nato al 5%, 445 miliardi di spesa aggiuntiva solo per l'Italia, significa di fatto già comprare armamenti dalle industrie americane per buona parte; quindi, stiamo parlando già di un dazio mascherato. In più hanno calato le brache anche per quanto riguarda la minimum tax globale nei confronti dei signori del Web, e adesso stanno parlando di un 10% come composizione finale. Insomma, mi sembra che l'Europa confermi di essere divisa, afona e incapace di far politica". E Angelo Bonelli di Avs si chiede: “Come fa Meloni ad essere contenta dei dazi al 10%? Provocheranno una perdita di 27mila posti di lavoro e anche una perdita di export per 4 miliardi. Non so se fanno gli interessi dell'Italia così, ma di certo fanno quelli di Trump". Sul Financial Times, intanto, trapela che le capitali europee starebbe premendo sulla Ue, e su Sefcovic in particolare, per trattare a Washington affinché gli Stati Uniti eliminino del tutto le tasse sull'UE, ponendo quella di dazi zero come precondizione di qualsiasi accordo quadro”.