PREZZO E PROMOZIONI GUIDANO LE SCELTE
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- Redazione
Il fattore economico emerge come una leva decisiva: infatti, tra coloro che non acquisteranno dolci pasquali (8%), oltre il 50% indica il prezzo elevato come principale motivo di rinuncia. Anche i budget risultano ben definiti: circa un terzo degli italiani (32%) è disposto a investire fino a 20 euro, un altro terzo (32%) tra 21 e 40 euro, mentre il 20% arriverà a una spesa compresa tra 41 e 60 euro. Di conseguenza, il timing di acquisto è fortemente legato alle promozioni e alla possibilità di risparmiare: il 17% dei consumatori acquista con largo anticipo, mentre il 66% concentra gli acquisti nelle ultime due settimane. Inoltre, il 63% sceglie il giorno dell’acquisto in base alle promozioni disponibili. Oltre a prezzo e promozioni, emerge con forza un elemento più emotivo: la sorpresa contenuta nell’uovo di Pasqua.
Per il 71% degli italiani la sorpresa conta molto o abbastanza nella scelta del prodotto, a conferma del suo ruolo centrale soprattutto negli acquisti destinati a bambini e famiglie. Un coinvolgimento tale da generare anche comportamenti “di curiosità” e non sempre corretti: quasi un italiano su due (45%) dichiara di aver assistito o messo in atto almeno una volta “strategie” come scuotere, manipolare o addirittura pesare le uova per intuirne il contenuto, segnale di quanto la sorpresa resti un elemento distintivo dell’esperienza pasquale. Dall’analisi emerge una differenza significativa tra generi. Le donne risultano più coinvolte negli acquisti familiari e multidestinatario: acquistano più frequentemente uova industriali con personaggi (56% contro il 44% degli uomini) e dichiarano una maggiore sensibilità al prezzo, come dimostra il fatto che il 57% indica il caro prezzi come principale motivo per non acquistare uova, rispetto al 39% degli uomini. Gli uomini, invece, mostrano una maggiore propensione verso prodotti percepiti come qualitativi o artigianali, con una quota più alta di acquisto di uova di cioccolato artigianali (32% contro 22% delle donne) e una presenza leggermente superiore nelle fasce di spesa più elevate (oltre i 100 euro: 6% contro 3,6%).





