L'Istat ha certificato che ad aprile l'inflazione è salita al +2,7% su base annua, con un balzo mensile dell'1,1%. Un livello che non si vedeva dal settembre 2023, e un'accelerazione mensile che riporta alla memoria l'ottobre 2022, quando fu la guerra in Ucraina a far impennare i prezzi. A spingere i prezzi verso l'alto sono principalmente due voci. Gli energetici non regolamentati sono passati da -2,0% a +9,6% su base annua, quelli regolamentati da -1,6% a +5,3%. Gli alimentari non lavorati accelerano a +5,9% (da +4,7%). Il "carrello della spesa" segna +2,3%, mentre i prodotti ad alta frequenza d'acquisto crescono del +4,2%. Un elemento di parziale conforto: l'inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, scende a +1,6% da +1,9%, segnalando che le pressioni restano per ora concentrate sui beni più volatili.

La crisi dello stretto di Hormuz è indicata da tutti come principale responsabile. Secondo la Federconsumatori, le spese delle famiglie italiane sono già aumentate di oltre 200 euro rispetto a fine febbraio, con un impatto annuo stimato in quasi 1.230 euro a famiglia. L'Unione Nazionale Consumatori è ancora più precisa: per una coppia con due figli il maggior costo della vita ammonta a 1.024 euro su base annua. Anche la BCE, nel suo terzo Bollettino economico del 2026, lega esplicitamente l'accelerazione dei prezzi al conflitto: "Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell'energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sull'inflazione e sull'economia”. Le associazioni di categoria non sono ottimiste sul breve termine. Confcommercio stima che a maggio l'inflazione potrebbe salire ulteriormente al 3,4%, livelli che non si vedevano dall'estate 2023. Il rischio, avvertono, è che le pressioni sui prezzi energetici si trasmettano progressivamente ad altri settori, erodendo il reddito disponibile delle famiglie e frenando i consumi, finora rimasti sorprendentemente resilienti. Confesercenti invita alla prudenza: il dato definitivo di aprile (2,7%) è lievemente inferiore alla stima preliminare (2,8%), ma non basta a escludere nuove tensioni, soprattutto sul fronte energetico. I prezzi internazionali dell'energia aggiungono già 0,7 punti percentuali all'inflazione e sottraggono 0,2 punti alla crescita del Pil.Sul fronte delle misure, Federconsumatori chiede interventi urgenti: ripristino del taglio delle accise sulla benzina, riduzione temporanea dell'IVA sui beni essenziali, un bonus energia più consistente e maggiori controlli contro la speculazione lungo le filiere. Dal fronte politico arrivano richieste di aumenti salariali e di rafforzamento del welfare, con la polemica che si intreccia con il dibattito sul riarmo. Per ora, l'economia italiana regge — i consumi di aprile segnano ancora +1,3% — ma il conto della crisi mediorientale è già aperto, e potrebbe diventare molto più salato nei mesi a venire.