I costi medi annui per uno studente fuori sede superano ormai i 17mila euro e sono in costante crescita da anni. E quanto emerge dal report curato dall’Unione degli universitari e Federconsumatori, sul tema del caro studi universitario. Un report presentato alla Camera, proprio nell’imminenza del passaggio parlamentare della legge di bilancio.

 Nel 2021 il valore dell’economia non osservata raggiunge 192 miliardi di euro. L’economia sommersa si attesta a poco meno di 174 miliardi di euro, mentre le attività illegali superano i 18 miliardi. Rispetto al 2020, il valore dell’economia non osservata cresce di 17,4 miliardi, ma la sua incidenza sul Pil resta invariata (10,5%). Le unità di lavoro irregolari sono 2 milioni 990mila, con un aumento di circa 73mila unità rispetto al 2020. Nel 2021 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 192 miliardi di euro, segnando una crescita del 10,0% rispetto all’anno precedente (quando era 174,6 miliardi), sostanzialmente in linea con la dinamica del Pil (+9,7%).

I docenti dell’Università di Parma Daniele Del Rio, Susanna Esposito e Marco Ventura tra i ricercatori più citati al mondo. I tre studiosi figurano nella classifica “Highly Cited Researchers” stilata dal Web of Science Group – Clarivate Analytics. Il ranking identifica gli scienziati e le scienziate che hanno prodotto le pubblicazioni più citate nel proprio settore nell’anno di riferimento, esercitando un’influenza significativa nel campo della ricerca, e si basa sull'analisi eseguita da esperti di bibliometria. Quest’anno gli Highly Cited Researchers classificati sono 7.125 in tutto il mondo, 115 in Italia, che diventa per la prima volta il decimo paese al mondo per numero di Highly Cited Researchers. Quest’anno, Clarivate ha deciso di escludere temporaneamente il settore della matematica, nel quale per Parma era da sempre stato presente Giuseppe Mingione, docente del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche.

Una manovra per complessivi 24 miliardi, frutto di quasi 16 miliardi di extragettito e per il resto di tagli di spese “che io considero molto seria, molto realistica, che non disperde risorse ma le concentra su alcune grandi priorità, continuando a seguire una visione che questo Governo ha messo in campo dall'inizio del suo mandato, nonostante un quadro che è abbastanza complesso”.

 Ad agosto 2023, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,3% su base mensile e del 5,4% su base annua, da +5,9% nel mese precedente (la stima preliminare era +5,5%). Così l’Istat nel suo report dei prezzi al consumo di agosto

Imprese italiane e Intelligenza Artificiale, questa sconosciuta. Nonostante ci sia un ampio dibattito nel nostro Paese e nonostante le sue potenzialità l’Intelligenza Artificiale rimane ancora scarsamente utilizzata dalle nostre aziende, in particolare quelle di minori dimensioni: solo il 2% delle nostre pmi con almeno 10 dipendenti dichiara di aver investito in IT tra il 2019 e il 2021.

E’ la tecnologia, con i Pc e i prodotti audiovisivi e multimediali, ma soprattutto i telefoni, a segnare un vero e proprio boom nei consumi degli italiani negli ultimi 30 anni: i primi, con un aumento della spesa pro capite in termini reali del 786%, i secondi con un incremento addirittura del 5.339%; in forte crescita, all’interno del comparto del tempo libero, anche i servizi ricreativi e culturali (+93%); in calo i pasti in casa (-11,2%), mobili ed elettrodomestici (-5,1%) e il consumo di elettricità e gas (-12,2%), anche in virtù della riduzione degli sprechi e delle politiche di risparmio energetico; per quanto riguarda i consumi complessivi, nel 2022 – con 20.810 euro pro capite – la spesa delle famiglie è ancora inferiore ai livelli del 2019

Il caro prezzi taglia del 5% le quantità di prodotti alimentari acquistate dagli italiani nel 2023 che sono però costretti a spendere comunque il 7% in più a causa dei rincari determinati dall’inflazione. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti su dati Istat relativi nei primi sette mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Brutte notizie per la crescita, sia in Europa che per l’economia italiana: a certificarlo è la commissione europea, che taglia le stime di primavera. Nel complesso, si prevede che il Pil cresca dello 0,9% nel 2023 e dello 0,8% nel 2024, entrambi i valori rivisti al ribasso di 0,3 punti percentuali rispetto alle stime di primavera. “La crescita economica dell’Italia – sottolinea la commissione - ha iniziato a rallentare lo scorso anno, arrestando la ripresa post-pandemia che aveva portato la crescita al 7% nel 2021 e al 3,7% nel 2022.






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