ARTICO, MELONI E TAJANI: SIA PRIORITÀ DI UE E NATO
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- Redazione
"L'Italia è perfettamente consapevole di quanto questa regione del mondo rappresenti un quadrante strategico negli equilibri globali e intende continuare a fare la propria parte per preservare l'Artico come area di pace, cooperazione e prosperità. Siamo un Paese osservatore del Consiglio Artico e sosteniamo da sempre il rispetto del diritto internazionale, a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Siamo convinti che l'Artico debba essere sempre di più una priorità per l'Unione Europea e la Nato e che l'Alleanza atlantica debba cogliere l'opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori", così ha scritto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un messaggio letto in apertura della conferenza di presentazione del Documento Strategico sull'Artico, che si è svolta il 16 gennaio a Villa Madama.
"Abbiamo interesse a una stabilità nell'area", oltre che nella "presenza dell'Unione Europea e la Nato", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a rinforzo delle parole della premier. "Non possiamo non tenere conto dell’importanza del tema delle materie prime e l’Artico è ricco di materie prime”, ha continuato il titolare della Farnesina, che ha sostenuto poi il bisogno di "mobilitare le nostre imprese” e annunciato che "stiamo preparando con la nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale dedicata al tema dell'Artico". Sempre a questo proposito Tajani ha annunciato che convocherà un "tavolo imprenditoriale" con l'obiettivo di "porre le basi per un ulteriore rafforzamento della nostra presenza in tutti i settori più innovativi", e rafforzare un "coordinamento forte tra noi, le imprese, gli enti di ricerca e la società civile". Il Documento, ha proseguito il capo della diplomazia italiana, "è l'aggiornamento di una strategia che si è evoluta nel tempo", che rinnova l'impegno dell'Italia nella regione lungo le direttrici della sicurezza, della ricerca e dello sviluppo economico. L'innalzamento delle temperature, che in Artico si attesta "tra il triplo e il quadruplo rispetto alla media mondiale", come si legge sul sito del Ministero degli Esteri, e la progressiva fusione dei ghiacci hanno attirato l'attenzione verso l'area, oltre che per le preoccupazioni ambientali, anche per il suo possibile maggiore sfruttamento economico: la regione, come ha ricordato Meloni nel suo messaggio, "possiede circa il 30% delle riserve mondiali di gas e circa il 13% delle riserve globali di petrolio non ancora scoperte"; inoltre, nel contesto dell'effetto dei cambiamenti climatici sul commercio marittimo, la Northern Sea Route rappresenta una rotta che "promette di accorciare drasticamente i collegamenti tra Asia ed Europa", finendo per risultare "un'alternativa al Canale di Suez". Per questa ragione "l’Italia deve mantenere un presidio e preservare queste rotte”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto alla conferenza. “Il Paese che ha il confine più lungo in quest’area è la Russia”, che “una volta terminata la guerra” in Ucraina, “sposterà gran parte delle sue risorse militari" nella regione, ha spiegato poi il ministro. Una ricerca coordinata con l'industria e "multidisciplinare" nel campo dell'Artico è quanto rivendicato dalla ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, la cui presenza alla conferenza testimonia "l'approccio a 360 gradi che il governo ha sulla regione", come ha dichiarato Meloni nel suo messaggio. L'Italia, per Bernini, è una "grande protagonista nel mondo dell'Artico” e nelle “scienze polari”, perché nella zona “abbiamo cominciato 50 anni fa a investire capitale umano, materiali, infrastrutture”. Ed è proprio in Italia che nei prossimi 3 e 4 marzo avrà luogo l'Arctic Circle Rome Forum - Polar Dialogue, dove arriveranno "ricercatori, politici, imprenditori" per discutere di Artico, con l'Italia che può parlare "da protagonista", ha dichiarato la ministra.





