Le prime conseguenze politiche della sconfitta del governo al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo arrivano nel giro di poche ore dalla chiusura dello scrutinio, aprendo una crisi interna al Ministero di via Arenula che si traduce nelle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. Un epilogo che, secondo quanto emerge, era già nell’aria nella serata del 23 marzo e che ha preso forma nel corso della giornata successiva, al termine di una serie di colloqui tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio, Delmastro e la stessa Bartolozzi. A confermare la svolta è stato lo stesso Delmastro, che in una nota ha annunciato di aver lasciato l’incarico:

“Ho consegnato le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell'interesse della Nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Poi è arrivata anche la decisione di Giusi Bartolozzi. Secondo quanto si apprende, la capo di gabinetto del ministero della Giustizia ha rassegnato le dimissioni dopo una riunione con il ministro Carlo Nordio negli uffici di via Arenula, aggravando così una giornata segnata da un progressivo inasprirsi della crisi interna al dicastero. A pesare sul clima interno al ministero è anche la vicenda personale di Bartolozzi, già finita al centro di tensioni nelle settimane precedenti. L’ex deputata, capo di gabinetto di Nordio, è stata infatti indagata dalla Procura di Roma con l’accusa di aver fornito false informazioni ai pubblici ministeri sulla liberazione del cittadino libico Almasri, con l’avviso di conclusione delle indagini notificato a fine febbraio. A marzo, inoltre, aveva alimentato nuove polemiche definendo la magistratura un “plotone di esecuzione” nel corso di un dibattito televisivo sul referendum, invitando al voto favorevole per “toglierla di mezzo”. Parallelamente, la posizione di Delmastro era diventata sempre più fragile negli ultimi giorni, a ridosso della consultazione referendaria. Il sottosegretario era finito al centro di una bufera politica per la vicenda delle sue quote in una società e in un ristorante in cui compariva anche Miriam Caroccia, figlia di Mauro, figura ritenuta vicina al clan dei Senese. Le opposizioni avevano immediatamente chiesto le dimissioni, rilanciando la pressione anche in Parlamento con una mozione di censura e la richiesta di calendarizzazione del provvedimento alla Camera. La questione è approdata anche alla Commissione parlamentare Antimafia, che ha già acquisito gli atti dell’inchiesta sugli affari del clan romano e che si riunirà nei prossimi giorni per valutare eventuali sviluppi, mentre resta sul tavolo la richiesta di audizione dello stesso Delmastro. Il ministro Nordio, nelle ore precedenti alla decisione, aveva difeso il suo sottosegretario sostenendo che “sono certo che il sottosegretario Delmastro riuscirà a chiarire”, escludendo qualsiasi contiguità con ambienti mafiosi e parlando di possibili “eccessi nella comunicazione”. Una linea che però non ha retto all’urto politico del risultato referendario. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni esprime “apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”, si legge in una nota di Palazzo Chigi.