Il consumo turistico interno, che si compone delle spese in contanti e i servizi ricevuti senza esborso monetario dai turisti, nel 2017 ammonta a 154 miliardi euro. La parte prevalente va attribuita ai turisti italiani, con il 66,5% del totale, mentre il turismo straniero rappresenta una quota pari al 33,5%. Il flusso turistico raggiunge la considerevole cifra di 700 milioni di pernottamenti presso strutture ricettive varie o in case di parenti e amici, e si distribuisce equamente tra italiani e stranieri. Le imprese che svolgono attività economiche riconducibili al turismo sono più di un milione, di cui il 90% ha fino a 4 addetti. Lo rileva l’Istato presentando il Conto Satellite del Turismo (CST), lo strumento internazionalmente riconosciuto e raccomandato per valutare la dimensione economica dell’industria turistica, in quanto offre una rappresentazione congiunta del settore sia dal lato della domanda che dell’offerta. Attraverso il CST è possibile valutare la dimensione e l’impatto diretto del turismo, le cui caratteristiche lo rendono difficilmente misurabile attraverso statistiche di tipo settoriale, riferite generalmente a singole attività economiche o a loro limitati raggruppamenti. Sono considerate, infatti, attività produttive caratteristiche del turismo quelle che ricadono in diverse branche di attività economica quali alberghi, pubblici esercizi, servizi di trasporto passeggeri, agenzie di viaggio, servizi ricreativi e culturali, commercio al dettaglio e, infine, i servizi abitativi per l’uso delle seconde case di vacanza. Oltre all’impatto “diretto”, altre misurazioni inglobano gli effetti “indiretti” e quelli “indotti” dalla spesa turistica dando luogo a misurazioni non confrontabili con quelle del CST.