1 CorpiNel corso della presentazione del libro Max Hirzel dialoga con Marida Augusto, fotografa, e Grazia Dell'Oro fondatrice e direttore editoriale di Emuse, la casa editrice di CORPI MIGRANTI.

La presentazione si è svolta mercoledì 23 giugno nelle sale del Cinema Verdi di Candelo (Biella)

Nella foto da sinistra: Grazia Dell'Oro, nel mezzo Marida Augusto e a destra Max Hirzel

Max Hirzel introduce da subito l'argomento cercando di evidenziare la portata della tragedia rappresentata dal naufragio di tanti  migranti nei nostri mari  e lo fa condividendo una toccante esperienza vissuta di recente a San Gallo (Svizzera) dove, su invito della diocesi, nella chiesa di San Lorenzo (St. Laurenzen) assiste ad un rito durante il quale vengono pronunciati ad alta voce i nomi di 44.000 migranti morti in mare nel corso di questi decenni.

2 CORPIIn un mondo sovraccarico di immagini che il più della volte finiscono per essere transitorie, un libro come questo rappresenta un oggetto concreto capace di trattenere, documentare e ricollegarsi ad una parte della nostra storia contemporanea, quella legata alla migrazione. 196601639 835095620444997 89108545697426203 n

In particolare Max Hirzel, nell'interrogarsi su quale fosse la sorte dei corpi dei migranti recuperati dai naufragi, scopre un mondo fatto di luoghi e persone, di umanità  e professionalità, un mondo che si muove e lavora dietro le quinte per restituire una possibile futura identità a quei corpi.

In due anni, a partire dal 2015, il lavoro fotografico di Max Hirzel si dipana quindi attraverso i luoghi dove questi corpi transitano. Inizia così una puntuale documentazione fotografica  di quella che lo stesso Hirzel definisce "la gestione dei corpi" dei migranti deceduti. 

196614346 2034810253345303 868427860059866041 nUn percorso che passa dai cimiteri agli uffici cimiteriali e comunali di varie località siciliane; dai vari enti preposti al reperimento e all'archiviazione dei dati (che vanno dall'autopsia al trasferimento dei dati post-mortem per un futuro possibile riconoscimento) al contatto diretto con i sopravvissuti e familiari delle vittime per arrivare al villaggio africano di Saloum in Senegal. 

E' in questo preciso contesto che vengono raccolte le testimonianze di operatori funebri, pompieri, medici legali,  comprese le testimonianze  di quei giovani tecnici di autopsia che ogni giorno si trovano di fronte a corpi - "troppi corpi"-  di giovani loro coetanei.

La fotografia di Max Hirzel non vuole mostrare immagini forti, raccapriccianti che stimolano reazioni talvolta indeterminate, vuole piuttosto evocare immagini facendo leva sulla nostra capacità di immaginare, di relazionare, sulla nostra facoltà di produrre empatia e  pensieri che a quel punto, proprio perché risultato di un nostro coinvolgimento attivo, invece di scivolare via senza lasciare traccia sono in grado di fissarsi nella nostra mente.

Coinvolgente anche l'intervento di Marida Augusto che per prima, nel  momento in cui questo progetto era  un'idea appena abbozzata, ha saputo riconoscerne il valore. 

Marida Augusto a conclusione del suo intervento ci ha parlato con sensibilità non comune di persone che nell'intraprendere questi viaggi per raggiungere l'Europa vogliono approdare indossando i loro abiti migliori, di madri che, quasi ci trovassimo di fronte ad una vestizione, abbigliano i loro figli e lo fanno con abiti dal colore vivace, rosso in particolare,  in modo che questi in caso di naufragio possano essere avvistati con più facilità. Di naufraghi che mentre stanno annegando non gridano aiuto ma il loro nome in modo che qualche sopravvissuto lo possa comunicare ai parenti. Questo a conferma di quanto un lavoro fotografico come questo sia importante e si rivolga ad una realtà troppo spesso interpretata in modo erroneo.

196816924 4001890469921915 1760712714520032076 nI numeri talvolta  nella loro astrazione ci allontanano da ciò che rappresentano. A poco a poco però  attraverso queste immagini è come se dai numeri prendesse forma la tragicità di un contesto, quello con cui si misurano i migranti e tutte le persone che vi sono calate. Ad ogni numero corrisponde infatti un corpo e a questo, in altri lontani luoghi, una famiglia che non ne conosce la sorte e/o non ha un luogo dove piangere chi è scomparso. Il tutto in una dolorosa sospensione che questo lavoro fotografico ci riconsegna insieme però alla documentazione del lavoro di tante persone impegnate nel restituire loro un'identità.

Grazia Dell'Oro, fondatrice e direttore editoriale della casa editrice indipendente Emuse, che da anni si occupa di immigrazione, durante la presentazione  ha ripercorso le tappe di realizzazione del libro: la scelta delle immagini, alcune delle quali del tutto inedite, la cura e qualità nel realizzare una veste editoriale che corrispondesse alla profondità del tema affrontato. Ha sottolineato inoltre il piacere di dedicarsi ad un progetto editoriale che lungi dall'essere autoreferenziale si focalizzava sui contenuti.     

Una tragedia,  quella dei "morti del mare", vissuta socialmente in modo contraddittorio sospeso anche qui  fra l'impotenza di alcuni e l'indifferenza di altri.  

Sottolinea Max Hirzel "Questi corpi, la quantità e l'età delle vittime rappresentano un'aberrazione percepita collettivamente come normalità, come si trattasse di un'inevitabile tragedia. Non è così"

Prima di questa pubblicazione il reportage fotografico intrapreso da Max Hirzel è stato oggetto di mostre, articoli e pubblicazioni su varie  e stimate riviste fotografiche internazionali.