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Guerra ibrida, cybercriminali, ransomware, phishing… sono termini sempre meno da addetti ai lavori. E c’è un motivo preciso: “l’Italia è spesso bersaglio di attacchi informatici che colpiscono pubbliche amministrazioni, ospedali, aziende e infrastrutture critiche”. Parola di Nunzia Ciardi, Vicedirettore Generale dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), l’Autorità nazionale per la cybersicurezza, istituita nel 2021 proprio per far fronte a questi mutati scenari. L’occasione è stata un’intervista rilasciata a Skuola.net - portale di riferimento per gli studenti di tutte le età - durante la quale Ciardi ha invitato i giovani a intraprendere una carriera in questo settore, ormai diventato centrale, sfatando “falsi miti” sull’argomento e aprendo la strada anche a chi non si sente tagliato per entrare in questo ambito. Basta seguire la strada giusta.
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L’Università degli studi di Bergamo ha ottenuto la concessione del brevetto unitario europeo per una siringa a iniezione multipla con ago retrattile e azionamento assistito, una tecnologia pensata per rendere più sicure le procedure di somministrazione di farmaci e fluidi in ambito sanitario. L’invenzione nasce per affrontare un problema concreto e molto diffuso: il rischio di punture accidentali con aghi contaminati, che può verificarsi durante l’utilizzo della siringa, nelle fasi successive all’iniezione, nello smontaggio o nello smaltimento del dispositivo.
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Ogni anno migliaia di tonnellate di microscopica polvere cosmica cadono sulla Terra, offrendo agli scienziati una preziosa finestra sull'origine del Sistema solare. Un team internazionale di ricercatori, guidato dal dottor Matthias van Ginneken, ricercatore dell'Università del Kent, ha scoperto un particolare tipo di polvere cosmica che indica l'esistenza di un asteroide primitivo vicino alla Terra finora assente dalle collezioni meteoriche mondiali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, ridefinisce la nostra comprensione della varietà dei materiali planetari che orbitano nel nostro vicinato cosmico. Allo studio hanno partecipato anche il professor Luigi Folco del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, già relatore della tesi di dottorato di Matthias van Ginneken, e Martin David Suttle, ricercatore affiliato allo stesso dipartimento.
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L’Università degli studi di Bergamo ha ottenuto la concessione del brevetto unitario europeo per una siringa a iniezione multipla con ago retrattile e azionamento assistito, una tecnologia pensata per rendere più sicure le procedure di somministrazione di farmaci e fluidi in ambito sanitario. L’invenzione nasce per affrontare un problema concreto e molto diffuso: il rischio di punture accidentali con aghi contaminati, che può verificarsi durante l’utilizzo della siringa, nelle fasi successive all’iniezione, nello smontaggio o nello smaltimento del dispositivo. Si tratta di un tema rilevante per la sicurezza in campo medico: secondo le evidenze scientifiche, nel mondo vengono effettuate una decina di miliardi di iniezioni ogni anno e si stimano circa un paio di milioni di punture accidentali annue, con possibili conseguenze legate alla trasmissione di infezioni come epatite B, epatite C e HIV.
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La ricerca, dal titolo “CD300e modulates metabolic programs in adipose tissue macrophages during obesity” pubblicata su «Cell Death & Disease», ha individuato una proteina, chiamata CD300e, che si comporta come un vero e proprio "interruttore" protettivo all'interno del tessuto grasso. Questa proteina serve a mantenere il metabolismo in salute e a evitare che l'obesità provochi danni peggiori, come il diabete o il fegato grasso. Analizzando dati ottenuti da un gruppo di ricercatori e medici finlandesi a partire dal tessuto grasso di 49 coppie di gemelli monozigoti (geneticamente identici) in cui uno era normopeso e l'altro affetto da obesità, il gruppo coordinato dalla professoressa Marina De Bernard e dalla dottoressa Sara Coletta ha notato che il tessuto grasso del gemello con obesità esprimeva livelli molto più elevati della proteina CD300e. Un dato ancora più interessante è emerso mentre queste persone perdevano peso, infatti, durante il dimagrimento i livelli di proteina diminuivano, suggerendo che la proteina potesse essere strettamente legata ai meccanismi di adattamento del tessuto adiposo all’eccesso di grasso corporeo. «Avevamo numerose evidenze sul fatto che CD300e avesse un ruolo protettivo nei confronti delle alterazioni metaboliche associate all’obesità, senza però comprenderne
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Una condizione di «equilibrio critico»: così l’articolo intitolato Climate Warming and Ice Weakening Trigger Alpine Glacier Collapses: The Marmolada Case descrive le condizioni di stabilità che hanno preceduto il momento del collasso del 2022. A firmare il lavoro sono Carlo Baroni, Chiara Frassi e Maria Cristina Salvatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, Alberto Bellin e Nicola Pugno del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento, Luca Carturan dell’Università di Padova e Andrea Berton dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche a Pisa. Per capire cosa abbia portato ai tragici eventi del 2022, gli autori hanno ricostruito le condizioni in cui si trovava il ghiacciaio al momento del crollo e ne hanno analizzato i principali fattori di instabilità.
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Una sostanza naturale contenuta nella rucola potrebbe aiutare a contrastare l’aumento di peso e gli effetti di una dieta troppo ricca di grassi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Phytotherapy Research e coordinato dall’Università di Pisa, che ha analizzato gli effetti della glucoerucina, una molecola presente nelle verdure della famiglia delle Brassicaceae, come rucola, broccoli e cavoli. Ricercatori e ricercatrici hanno studiato su un modello murino di obesità indotta da una dieta ricca di grassi gli effetti della glucoerucina, confrontando i risultati con un gruppo di controllo. Dopo dieci settimane, il gruppo che aveva assunto la sostanza mostrava un minore aumento di peso rispetto al gruppo di controllo, insieme a valori più bassi di glicemia e trigliceridi e a un ridotto accumulo di grasso addominale.
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La visione umana è resa possibile da quattro pigmenti: uno dedicato alla visione monocromatica notturna e tre alla visione a colori diurna. Nel 2000 era stata descritta per la prima volta la struttura molecolare del pigmento visivo responsabile della visione monocromatica. Tuttavia, fino a oggi, era stato impossibile determinare la struttura dei pigmenti coinvolti nella percezione dei colori, che costituiscono la base della visione policromatica. Adesso, dopo 26 anni di ricerche, tre articoli, pubblicati sulla rivista “Science” il 24 giugno 2026, descrivono le strutture molecolari dei pigmenti visivi responsabili della percezione dei colori blu, verde e rosso, rivelando i meccanismi che permettono agli individui di distinguere le diverse tonalità cromatiche. Fra gli autori dei tre articoli figurano il professor Massimo Olivucci, docente del Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia (DBCF) dell’Università di Siena, e i ricercatori del suo gruppo di ricerca, il dottor Xuchun Yang (che è anche primo autore) e il dottor Filippo Sacchetta. Gli studi sono stati condotti nell’ambito di una collaborazione internazionale con il Nagoya Institute of Technology e la University of Tokyo. Spiega il professor Massimo Olivucci: “Il contributo del mio gruppo è stato quello di costruire, usando metodi di calcolo sviluppati anche nel nostro laboratorio, modelli quantistici dei pigmenti verde e rosso di un primate (Macaca fascicularis);
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Trasformare un rifiuto dannoso per la salute e l’ambiente, dandogli una seconda vita sostenibile in una nuova filiera produttiva. A rivelare questa opportunità è lo studio condotto sull’amianto da Lorenzo Squitieri, dottorando industriale dello spin-off Graftonica e nel gruppo di ricerca guidato da Roberto Simonutti (docente di Chimica Industriale presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali). I ricercatori, coordinati da Michele Mauri, ricercatore presso lo stesso Dipartimento, hanno dimostrato come l’amianto, materiale storicamente problematico, possa essere riutilizzato come componente utile alla produzione di bioplastiche più facilmente degradabili. In sintesi, grazie a trattamenti termici sviluppati dal gruppo di Giancarlo Capitani (docente di Mineralogia del Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra), l’amianto può essere trasformato in una polvere minerale sicura.





